15 febbraio 1944, il bombardamento di Montecassino. L’abbazia benedettina rasa al suolo

Tra le 9,28 e le ore 13.00 del 15 febbraio 1944,  239 bombardieri alleati, medi e pesanti sganciarono 453 tonnellate e mezza di bombe su Montecassino, radendo al suolo l’antico monastero fondato da San Benedetto. Otto ondate di aerei che polverizzarono l’antica Abbazia di Montecassino.

Un bombardamento inutile

Molti avevano approvato quel bombardamento spettacolare, ma inutile e dannoso per gli stessi alleati, in quanto successivamente i tedeschi utilizzarono le rovine del monastero per organizzare una resistenza ancora più dura. Gli alleati cercarono di giustificare il loro inutile e dannoso bombardamento adducendo come motivazione la decisione con la necessità di fermare i tedeschi che erano all’interno dell’abbazia, ma tale giustificazione fu smentita appena dopo i bombardamenti dagli stessi monaci e da tutti i documenti successivi che dimostrarono l’assenza dei tedeschi. Ci fu anche qualche tentativo alleato di fornire qualche prova al Vaticano circa la presenza dei tedeschi all’interno dell’Abbazia, ma quando i vertici militari si accorsero che le prove non reggevano alla realtà dei fatti fu coniata l’espressione ” Prove inconfutabili”, utilizzata dal presidente Roosevelt in una comunicazione diretta al pontefice.

Le responsabilità dell’inutile bombardamento

La decisione di bombardare il monastero fu errata e riconosciuta dallo stesso Generale Clark, ma ancora non si riesce a comprendere per quale motivo fu scaricata sul monastero una tale quantità di bombe, 453 tonnellate e mezza, su un obiettivo così piccolo e per quale motivo fu deciso di programmare 8 ondate di aerei nell’arco di 4 ore.

Per distruggere il monastero fondato da San Benedetto bastavano pochi aerei e non era necessario utilizzare la forza aerea strategica, le fortezze volanti, che solitamente veniva utilizzata per obiettivi strategici come porti, aeroporti.

La responsabilità dell’inutile bombardamento fu attribuita esclusivamente al generale neozelandese Freyberg, ma rimane il forte dubbio che, considerando l’importanza storica e religiosa nel mondo di tale monastero, il presidente americano Roosevelt e il premier britannico Churchill fossero a conoscenza del bombardamento e avessero dato il loro assenso. Non c’è documentazione certa su questo ultimo punto, ma c’è qualche indizio che Churchill fosse a conoscenza di un attacco a Montecassino.

La versione ufficiale delle responsabilità attribuite esclusivamente al generale Freyberg lasciano molti dubbi e diversi interrogativi ancora non chiariti. In un lungo e dettaglio saggio, dal titolo “La distruzione dell’Abbazia di Montecassino del 15 febbraio 1944. Le responsabilità dell’inutile bombardamento”, pubblicato dalla rivista Editorpress History, Antimo Della Valle, giornalista e saggista storico, analizza una serie di documenti d’ archivio che mettono in evidenza tutti i punti. Dal saggio emerge con chiarezza che i tedeschi non erano presenti nell’abbazia, come già ampiamente dichiarato dai monaci presenti, che gli Alleati pur dichiarando di avere le prove certe, in realtà non le avcvano, che in tanti condividevano la decisione di bombardare che poi si è rivelata fallimentare. Emerge anche, sulla base di un documento proveniente dagli Archivi Usa, l’ipotesi di una pressione psicologica sul nemico.

Il 15 febbraio 1944 l’abbazia di Montecassino viene rasa al suolo

L’attacco all’abbazia benedettina di Montecassino fu condotto martedì 15 febbraio 1944 e prevedeva due fasi: un attacco di un’ora e un altro a distanza di tre ore circa. Il primo fu condotto dai bombardieri strategici (15 Strategic Air Force), il piano prevedeva un attacco ogni quarto d’ora per un’ ora totale con quattro unità distinte: il 2ed, 99th,301th, 97th Bomb Group.

Il primo dei quattro gruppi decollò dalla base di Foggia alle ore 8.30 mentre gli altri dopo un quarto d’ora. La rotta aerea prevedeva il passaggio per Benevento e l’incontro a Vairano, dove poi si sarebbero dirottati su Montecassino. A guidare il primo gruppo di bombardieri c’era il 96 squadrone guidato dal capitano Bredan Evans. Il 2ed Bomb Group era composto da 36 B17 che portavano 12 bombe da 500 libbre per un totale di 432 bombe. Il 2 Bg attaccò l’abbazia di Montecassino alle 9.25 ad un’altezza di 18, piedi, rispetto ai 21 previsti. La partenza dalla base di Foggia era stata prevista alle ore 8.30 e invece il gruppo decollò alle ore 8.45. La posizione di volo era di sei gruppi da sei che si unirono per l’attacco. Il 2th Bomb Group giunse sull’obiettivo alle ore 9.25, dal rapporto il numero di bombe sull’obiettivo 111.
Il gruppo che attaccò dopo fu il 99th bomb group decollò da Foggia alle ore 8.46, un minuto prima del previsto, ad un’altitudine di 18,00 ogni aereo portava 12 bombe da 500 libbre. Arrivo sul monastero alle ore 9.30, numero di bombe sull’obiettivo 70.
Il terzo il 301th group partì da Foggia alle 9.00, come previsto dal briefing ad una velocità di 155 giunse sull’obiettivo alle 9.43, l’arrivo era previsto alle 9,35, 90 bombe centrarono l’obiettivo. Il quarto gruppo, il 97th decollò alle ore 9.15, come pevisto e giunge sull’obiettivo alle ore 10.03, gli aerei portavano bombe 38 incendiaries fuse M126 A-1, volavano con 4 formazioni da 9.

Alle 13,26 attaccarono l’abbazia ventidue B-26 Marauder, bombardieri medi, decollati alle ore 10,57 da Decimomannu in Sardegna. I bombardieri portavano quattro bombe da 500 kg.

Tra le 9.25 e le 13.33 del 15 febbraio 1944, i bombardieri medi e pesanti avevano sganciato complessivamente 453 tonnellate di bombe sull’abbazia di Montecassino in otto ondate.

I monaci presenti nell’Abbazia la mattina del 15 febbraio scrissero nel diario.

Ore 8.30 circa, recitiamo Prima, Terza e Messa conventuale de Octava nella stanzetta adibita a cappella. Dopo ci rechiamo nella stanzetta del P. Abate a dire Sesta e Nona. Mentre recitiamo in ginocchio l’atifona finale della madonna: Et pro nobis Christum exora, atterriti sentiamo improvvisa una tremenda esplosione. Ad esse seguono altre senza numero, sono le 9.45 circa. Ci raccogliamo in ginocchio in un angolo della stanzetta, attorno a P. Abate che è ritto in piedi: egli ci dà l’assoluzione: diciamo giaculatorie per il gran passo. Le esplosioni ci scuotono fortemente: mettiamo l’ovatta nelle orecchie. Le spesse mura del rifugio con tutto l’ambiente, sussultano in modo spaventoso. Dalle strette finestre entra polvere e fumo, e si vedono le fiamme di quelle bombe che cadono sul fianco del Collegio. Non so quanto dura questo inferno, certo ci appare molto lungo.

Alle 11.15 i monaci registrano nel diario una sosta nel bombardamento che illude la comunità monastica sulla conclusione del bombardamento

Improvvisamente alle 13.00 circa sentiamo su di noi tremende esplosioni accompagnate da idescrivibili sussulti della fabbrica

( Diario di Guerra di E Grossetti- M Matronola)
Martha Gellhorn, inviata sul fronte italiano, scrisse

” Ricordo il momento preciso del bombardamento Montecassino, L’ho osservato, seduta su un muretto di pietra o la spelletta di un ponte, e ho visto gli aerei arrivare e sganciare, poi il monastero tarsformarsi in una nuvola di polvere e ho sentito le grandi esplosioni, e sono anch’io, come tutti gli altri sciocchi, rimasta entusiasmata al punto da applaudire.”

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